La realtà romanzata Giovanni Toti, Lunardon e il canto degli italiani
Qualche volta, persino Giovanni Toti, il governatore della Liguria, ma soprattutto il comunicatore, il giornalista marito di una giornalista in attività, e soprattutto l’ex portavoce di Silvio Berlusconi, riesce ancora a stupirmi. E si badi, non per la rapidità’ e l’intensità con cui posta sulle sue pagine social foto autoreferenziali, o spezzoni di sue interviste che si sono appena consumate in Tv o per radio. Addirittura con doppia ripresa della sua faccia mentre appare sullo schermo e in diretta dal suo studio. Come se si trattasse di un uomo eccentrico che si rimira nello specchio. In una dualita’ da lettura psicologica. La cosa che mi ha stupito di più stamattina è stato il leggere sulla sua pagina Twitter che riusciva a lamentarsi di alcuni resoconti giornalistici. “Leggo anche stamani articoli giornalistici piuttosto surreali infarciti di retroscena, scenari, intenzioni a me riferite di cui io stesso non sono a conoscenza.Addirittura con mie frasi virgolettate senza che io le abbia mai dette. Ribadisco che ogni mia iniziativa, compresa Change è legata all’attività’ della mia parte politica nella regione che gli elettori mi hanno affidato. Pregherei tutti i colleghi giornalisti nel raccontare quel che facciamo in Liguria di non scivolare, spinti dalla creatività, dal resoconto giornalistico al romanzo”. Sin qui lo stringato messaggio, legato, così mi pare di interpretare agli ultimi articoli in cui comincia a farsi strada come, sotto la facciata di Change, l’associazione di supporto alla sua attività’, lanciata con una cena a contributo fisso di mille euro, che ricorda tanto le presidenziali americane, possa iniziare a delinearsi un comitato elettorale, in vista di appuntamenti più importanti. Per assumere in un futuro, ormai abbastanza prossimo, la leadership in un centro destra in cui, in vista delle elezioni amministrative e delle candidature, La Lega e Fratelli d’Italia avrebbero messo
Berlusconi e i suoi accoliti all’angolo. Del resto Toti avrebbe sempre vantato i suoi ottimi rapporti con l’omologo Bobo Maroni che presiede la giunta della regione Lombardia. E, sino a poco tempo fa, sarebbe stato indicato come il probabile delfino del suo capo Silvio Berlusconi. Ed è proprio per questo, oggi, che il suo “cinguettio” mi stupisce. O meglio stupisce la smania comunicativa da parte di un uomo che ha navigato per tanto tempo nel giornalismo legato alla politica per poi decidere di scendere direttamente in campo, fra l’altro sostenuto proprio dal suo leader.
E proprio questo messaggio del governatore equivale, a questo punto ad una specie di harakiri. Non è mai bene, e questo Toti, come esponente di una casta che non ammette mai di buon grado i propri errori, dovrebbe saperlo, invitare i colleghi a scrivere cose maggiormente veritiere, senza eccedere in realtà romanzate. Tanto più che dovrebbe essere anche a conoscenza come nell’ambiente si sprechino dietrologie e scenari che talvolta sconfinano nel romanzesco. Sin qui la possibilità di inimicarsi una categoria, che almeno in Liguria, per amor di verità, non gli ha mai dimostrato una eccessiva simpatia. Eppero’ proprio da giornalista prestato alla politica, dovrebbe tenere presente che le smentite, a maggior ragione in punta di penna e di piedi, come ha fatto lui, finiscono per dare maggior forza e persino una patina di verità ai fatti che sono stati raccontati.
Avrebbe dovuto comportarsi diversamente e interpretare il motto “Non ti curar di loro ma guarda e passa” come ha sempre fatto il suo predecessore Claudio Burlando, politico di grande e provata esperienza. Perché in conclusione avvalorare la tesi di giornalisti del Toti in procinto di armarsi per iniziare una campagna che lo porti a cercare di succedere a Berlusconi, magari come elemento che cementi le diverse espressioni del centro destra, potrebbe finire per risultare pericoloso. Come avrebbe dovuto insegnargli la contrapposizione fra il presidente del suo partito e il suo ex delfino Alfano. Che, fra l’altro, lui ha vissuto in prima persona come portavoce del suo leader.
E dalla realtà romanzata, alle vicende reali che assumono toni surreali il passo è breve. Voglio parlare di un altro caso di cui si è occupato con un tweet stringato Il consigliere regionale del Pd Giovanni Lunardon, in via di guarigione dopo esser stato colpito dal virus della varicella, seppure sia un po’ avanti negli anni, per una malattia tipicamente pre-adolescenziale. Dal suo letto cinguetta “Io pensavo che fosse una improbabile invenzione giornalistica, un po’ guascona del mitico Gil”. Dove Gil sta per Gilberto Volpara, autore sul sito di PrimoCanale, di un articolo dal titolo “Quando la discriminazione la subiscono gli uomini. Movimento 5 stelle chiede la parità di genere. Troppe donne in giunta a Campomorone” , comune in cui evidentemente il problema è quello opposto alle quote rosa. Con una richiesta da parte di tre consiglieri pentestellati a sostegno delle quote azzurre. Infatti a Campomorone, dove si segnalava già una disparità’ a favore delle donne, con una sindaco e due assessori dello stesso sesso contro due soli assessori maschi, la situazione è venuta ad aggravarsi meno di un anno fa a causa delle dimissioni rassegnate ad aprile da Giancarlo Campora. In quell’occasione e’ stata la stessa sindaco ad assumere ad interim le deleghe di Campora. Cosicché i tre consiglieri 5 stelle, argomentano come si sia arrivati ad una situazione di quattro deleghe a una nella partita femmine contro maschi e si lanciano a denunciare una “Violazione della parità di genere e chiara inosservanza dei principi di eguaglianza, non discriminazione e pari opportunità, di matrice costituzionale prima ancora che comunitaria”. Il che, al di là delle diverse posizioni sullo specifico e su una eccezione che comunque supererebbe la regola, ha fatto pensare a Lunardon che la fantasia fosse più forte della realtà. Ma il soggetto, abituato a fare i conti con lo strapotere del genere femminile, aveva torto. Nessuna invenzione giornalistica.
Infine un ultimo accenno ad un caso che aveva lasciato spazio ad un ottimismo degno, considerando il risultato ultimo, di una fantasticheria. Riguarda la vicenda di Genova città dell’inno con la mozione presentata in consiglio comunale dall’ esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente dell’assemblea di palazzo Tursi, Stefano Balleari. Il sindaco Marco Doria con un bel gesto istituzionale l’aveva fatta sua. Il consiglio comunale, seppur non all’unanimità, l’aveva approvata, con la promessa che nello statuto sarebbe stata introdotta la dizione “Genova città dell’inno”. Proprio ieri, in occasione della celebrazione del centocinquantacinquesimo anno dell’unità d’Italia l’assessore delegato dal Sindaco lo ha ricordato, ma senza nemmeno menzionare il proponente ne’ ripercorrere l’iter attraverso il quale il consiglio comunale e’ arrivato all’approvazione. Forse sarebbe stato il caso che proprio Marco Doria delegasse addirittura Stefano Balleari, nell’ottica della condivisione istituzionale, a tenere la prolusione. Ma nemmeno ci si sarebbe aspettati che la maggioranza si impossessasse, in pratica, dell’idea nata e sostenuta dagli esponenti di Fratelli d’Italia. Così Balleari ha postato sulla sua pagina fb un messaggio con la sua foto davanti ad una scritta “il fair play: avversario non nemico” e spiega ” Le sfide che si devono affrontare per rendere Genova una città moderna, con un futuro, sono sfide che necessitano di una sana competizione politica dove si deve riconoscere all’avversario la facoltà di proporre discutere e migliorare l’azione di governo, non una battaglia dove si costruisce la propria vittoria sulle macerie della città e dei suoi cittadini”. Infine Balleari avverte: “Genova città dell’inno nazionale non è una vittoria mia o del sindaco o della giunta Doria. Se sarà ben utilizzata, se contribuirà allo scatto d’orgoglio che dobbiamo avere per affrontare il futuro della città allora sarà una vittoria per i genovesi. Il rischio che resti solo una scritta e’ troppo alto. E Genova non se lo può permettere”.
Insomma tre casi. Passando dalla realtà romanzata, alla realtà che supera le fantasticherie, sino ad arrivare alla realtà troppo brutta per essere vera. Ma il clima che avvicina alle prossime contese elettorali e’ sempre più caldo e, in politica, da sempre in queste occasioni, ognuno racconta numeri e realtà come gli risulta più opportuno.
Il Max Turbatore


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